Chi e’ l’Art Coach

Art Coach o Arteterapeuta?

La differenza che ti aiuta a scegliere chi sta davvero accanto al tuo cammino.

C’è una scena che mi torna in mente ogni volta che devo presentarmi a qualcuno che non vedo da molto tempo. Una persona che mi conosceva nella vita di prima,  quella della ceramica, dei vasi che nascevano sotto le mie mani, di Eryllustrations, mi ferma per strada e mi chiede, con quella curiosità affettuosa che si ha per chi si è perso di vista: “e adesso cosa fai?”

Rispondo di getto, con la stessa gioia che ho dentro da quando mi sono trovata: “faccio l’Art Coach.”

E lei mi guarda come se fossi atterrata da Marte.

Provo a essere più chiara, “sono una guida creativa per donne in trasformazione” , convinta di aver detto tutto. Lei annuisce con quegli occhi che ti dicono di aver capito quando non hanno capito una parola, e dopo qualche secondo si illumina: “Ah! Sei Arteterapeuta!”

No. Non sono Arteterapeuta.

Siamo andate a prenderci un tè e abbiamo continuato a parlare d’altro. Ma quella confusione, innocua, gentile, fatta da qualcuno che mi vuole bene,  mi è rimasta addosso per giorni. Perché se non la chiarisce chi questo mestiere lo fa, chi dovrebbe farlo?

Per questo oggi voglio scriverti con calma cosa sia un’Art Coach, cosa non sia, e perché la differenza con l’Arteterapeuta non è una sottigliezza professionale ma una questione che riguarda te: chi scegli di avere accanto, in che mani metti la tua trasformazione e cosa puoi aspettarti davvero da chi ti accompagna.

Naturalmente chi conosce l’Enrica del passato è legata ad un mondo artigianale ceramico! Quindi rimane un po’ basita quando mi sente pronunciare certe parole che riguardano una nuova me!.

Prima di tutto, mi presento!

Sono Enrica Roncuzzi. Mi definisco Alchimista delle Creative Italiane e nei fatti faccio due cose che non si possono separare: sono Art Coach e Creative Business Strategist. Lavoro con donne creative senza una direzione precisa, in transizione, che hanno talento e lo tengono nel cassetto, oppure ce l’hanno fuori dal cassetto ma sentono che qualcosa nel loro modo di stare nel mondo non è ancora del tutto loro.

Ho costruito un metodo, La via del Daimon, che parte dall’arte intuitiva,  Neurografica e le mie Daimon Creative Cards e arriva fino alla costruzione di un progetto professionale autentico. Non insegno tecnica di disegno. Non vendo motivazione effimera.

Faccio una cosa sola, in due tempi: ti aiuto prima a vedere chi sei davvero, poi a tradurlo in qualcosa che esista nel mondo se hai la necessità di realizzare e realizzarti.

Tutto questo vive dentro un piccolo ecosistema, la Daimon Lab Academy: all’interno di un progetto composto da: Evoluteca, Workshop pratici trasformativi, 1:1 per chi ha bisogno di lavorare profondamente ad un cambiamento radicale.

E qui torniamo alla domanda iniziale. Perché, se devi affidarti a qualcuno per un percorso di questo tipo, devi sapere esattamente con chi stai parlando.

Arteterapeuta e Art Coach: due strade, due competenze, due luoghi diversi

Le due figure usano entrambe il linguaggio dell’arte. Da qui in poi, però, divergono completamente. E mescolarle non è un dettaglio di vocabolario, ma un errore di destinazione.

L’Arteterapeuta

L’Arteterapeuta è una figura clinica. Opera in ambito psicologico, educativo, sociale o sanitario. Spesso è in primis psicologa o psicoterapeuta, e l’arteterapia è una specializzazione che si aggiunge a una formazione clinica già strutturata. Usa il colore, la manipolazione dei materiali, il gesto creativo come strumenti terapeutici, per aiutare il paziente a portare alla luce e a elaborare contenuti psichici di difficile accesso, traumi, conflitti, blocchi emotivi profondi.

Lavora dentro un contesto di cura. Diagnosi, presa in carico, accompagnamento di processi che riguardano la sofferenza psichica. È una professione regolamentata, con percorsi formativi specifici e una deontologia clinica.

L’Art Coach

L’Art Coach è un’altra cosa, e va detto con onestà: non è una terapeuta, non cura PAZIENTI, non diagnostica, non lavora con la patologia. Lavora con PERSONE, CREATIVE, LIBERE PROFESSIONISTE, IMPRENDITRICI, ARTISTE, che stanno bene abbastanza per fare un cammino evolutivo, spirituale creativo come nel mio caso e che cercano uno spazio per capire chi sono, cosa vogliono, come muoversi nella propria vita con più chiarezza, libertà.

L’Art Coach è una facilitatrice di trasformazione che usa l’arte come linguaggio dell’inconscio. Mette in mano alla persona una cassetta degli attrezzi creativi, nel mio caso Neurografica e Daimon Creative Cards e la accompagna in un processo di auto-riflessione, scoperta e azione concreta. È quest’ultimo punto, l’azione, che fa la differenza più grande con l’arteterapia: il coaching, anche quello creativo, ha sempre come orizzonte un movimento, una decisione, un cambio di direzione.

L’Arteterapeuta cura il paziente. L’Art Coach rivela e accompagna le persone. La prima ti aiuta a guarire ciò che fa male mentalmente. La seconda ti aiuta a ricordare chi sei prima che ti dimenticassi di essere.

Sono entrambe strade preziose. Ma chiamarle con lo stesso nome significa portare a una persona qualcosa che non si aspetta, o non portarle quello di cui ha davvero bisogno. E questo, per me, è un atto di rispetto verso chi sceglie di affidarsi: presentarsi per quello che si è, non per quello che fa più effetto dire.

Perché una donna sceglie un’Art Coach

Le persone che arrivano da me non hanno tutte la stessa storia, ma c’è un filo che le tiene insieme. Hanno fatto tutto quello che dovevano. Hanno costruito qualcosa, un lavoro, una famiglia, un percorso. E a un certo punto si guardano intorno e sentono che qualcosa, dentro, non corrisponde più. Non è depressione. Non è crisi nel senso clinico. È un disallineamento, una stanchezza interiore che la mente razionale fatica a nominare. Una dicotomia animica.

Hanno provato strade. Hanno letto libri, fatto corsi, a volte fatto terapia. Sanno molto di sé. Eppure manca qualcosa che nessuna di quelle vie ha toccato. Spesso è il contatto con il proprio Daimon, quella vocazione profonda, quel segno che ognuno porta dentro e che James Hillman descrisse meglio di chiunque altro come la ghianda che già contiene la sua quercia.

A me si rivolgono per ragioni che, dopo anni, ho imparato a riconoscere in poche battute:

  • Per fare chiarezza dove la mente razionale ha già provato e non basta più. Ci sono momenti in cui ti serve un linguaggio diverso, spirituale creativo, perché quello logico-verbale è esattamente lo strumento che ti ha portato dove sei e da lì non si esce con lo stesso strumento.
  • Per prendere una decisione importante che riguarda direzione e identità. Cambiare lavoro, lasciar andare un ruolo, dare forma a un progetto che chiama da anni. Decisioni che non si prendono con un elenco di pro e contro.
  • Per rimettere ordine in una vita che è diventata senza significato, senza uno scopo, e in cui le voci esterne, aspettative, ruoli, doveri, coprono completamente la propria.
  • Per riconnettersi con il proprio talento creativo o con il proprio centro creativo, con la propria essenza, con se stesse, dopo anni in cui è stato messo a tacere quella unicità che veniva scambiata come difetto e capire se può diventare qualcosa di importante. Essere finalmente libere e sé stesse.
  • Per costruire, e questa è la parte in cui entra la Creative Business Strategist, un progetto professionale che sia davvero espressione di chi si è, partendo dalle basi ovvero dal Daimon, per non diventare l’ennesima copia di qualcun altro che si dispera dell’aspettativa che non si concretizza.

L’Art Coach, nel mio modo di intenderla, fa tutto questo attraverso il fare con le mani. Perché il corpo, quando disegna, quando sceglie un’immagine, quando incolla un frammento accanto a un altro, sa cose che la mente non riesce ancora a dire.

Il mio metodo: La via del Daimon

Quando ho cominciato questo lavoro mi formavo su due metodi importanti che esistevano già nel mondo: il SoulCollage® e la Neurografica®. Mi hanno cambiato la vita personalmente, prima ancora che professionalmente. Ma con il tempo è successa una cosa che capita a chi pratica davvero: ho cominciato a sviluppare il mio modo di lavorare. Una sintesi che non era nessuna delle due e che rispondeva a domande che le due singolarmente non riuscivano a tenere insieme.

Da lì è nata la via del Daimon. Il nome è la metafora che descrive il lavoro. Le donne che arrivano da me sono spesso frammentate, senza connessione con il loro centro interiore, pezzi sparsi distanti dal sé in ruoli, identità, fasi della vita che non parlano più la stessa lingua.

Il lavoro è aiutare a parlare con la propria guida, Daimon, che porta alla luce quei pezzi di sé che vanno riconosciuti, accolti e ascoltati uno per uno, riconoscere quali sono ancora vivi e quali no e ricomporli in una forma nuova.

Come fanno i mosaicisti bizantini di Ravenna, la città dove sono nata: ogni tessera ha un valore proprio e il disegno emerge solo quando tutte trovano il loro posto.

I due strumenti che uso oggi

La Neurografica® è un metodo grafico messo a punto dallo psicologo russo Pavel Piskarev , sotto la cui scuola di Psicologia della Creatività mi sono formata, che lavora attraverso una linea libera, non geometrica, che il cervello non riconosce come schema e quindi non riesce a controllare. Disegnando questa linea si attivano connessioni neurali nuove e si scioglie quello che la mente teneva bloccato. È uno strumento potente per chi ha la testa molto strutturata, molto razionale: la Neurografica® entra dove la parola non arriva.

Le Daimon Creative Cards sono carte che ho creato io. Non sono un oracolo, non sono uno strumento divinatorio, non sono tarocchi, non danno risposte per altri. Sono carte bianche, da costruire, attraverso un processo intuitivo di collage, acquerello, disegno libero. Ogni donna costruisce le proprie. Ogni mazzo è un autoritratto interiore. Le uso come specchio simbolico: davanti alla propria carta non si può mentire, perché l’immagine la si è scelta da sé e parla la lingua del proprio inconscio. Sono il mio strumento più personale e più trasformativo.

Insieme, questi due strumenti coprono l’ascolto profondo (le carte) e lo sblocco (la Neurografica). Ed è da questo ascolto che, nella seconda fase del percorso, emerge ciò che andrà tradotto in azione: il progetto, il posizionamento, la voce nel mondo. Qui smetto di essere Art Coach e divento Creative Business Strategist, ma le due cose nei fatti non si separano, perché un business che non nasce dall’anima è un business che non si sostiene.

Da Illustriamoci a La Via del Daimon

Chi mi segue da tanto sa che il mio progetto si chiamava Illustriamoci. Era il nome giusto per quel momento: parlava ancora con il linguaggio dell’illustratrice che ero stata e custodiva l’idea che ognuna potesse “illustrare” se stessa attraverso l’arte. Era la forma di allora.

Poi qualcosa si è chiarito. Quello che faccio oggi, non è insegnare a illustrare. È accompagnare donne a riconoscere il proprio Daimon, quella voce interiore che sa, anche quando la mente razionale ha deciso il contrario e a costruire intorno a quella voce una vita e un lavoro coerenti. Il nome è cambiato perché la chiarezza è cresciuta. La Via del Daimon è quello che faccio oggi, con un nome che dice la verità di quello che succede dentro i percorsi.

Dentro La Via del Daimon vivono i workshop di Abitare l’Anima per chi vuole cominciare, i percorsi C.R.E.A.R.E. ed E.S.S.E.R.E. per chi è pronta a un cammino più strutturato, e l’EVOLUTECA per chi ha già attraversato i primi passaggi e vuole un’accademia annuale di accompagnamento continuativo.

Cosa cambia, concretamente, se scegli un’Art Coach

Riassumendo, perché chi è arrivata fin qui merita una mappa chiara:

  • Se hai una ferita psichica che chiede cura, un’Arteterapeuta  o una psicoterapeuta  è la figura giusta. Non un’Art Coach. Non io.
  • Se invece stai bene abbastanza per cominciare un cammino evolutivo, ma senti che la tua vita ti sta diventando stretta, che il talento è lì e non sai come farlo uscire, che ti manca chiarezza e direzione, allora un’Art Coach è la figura che può accompagnarti. Lo dico senza orgoglio e senza falsa modestia: è uno strumento potente, se sei nel momento giusto della tua vita.
  • Se a quel cammino vuoi aggiungere una traduzione concreta in progetto professionale, un business, un’offerta, una voce pubblica, allora cerchi quella sintesi tra Art Coach e Creative Business Strategist che è il mio territorio specifico.

Non sei per tutti. Devi essere per chi ti sceglie, e perché ti scelgano devi sapere e dire esattamente chi sei.

Questa frase me la sono detta molte volte, e l’ho fatta diventare un principio del mio lavoro. Per questo scrivo articoli come questo: per fare distinzione, per non lasciare ambiguità, per permettere a chi mi cerca di capire se sono davvero la persona giusta e a chi cerca altro di trovare altro.

Se senti che è il tuo momento

Se mentre leggevi hai sentito da qualche parte un “forse è di questo che ho bisogno”, ho preparato uno spazio per fare il primo passo senza impegno e senza fretta.

Puoi guardare il mio video di presentazione, racconto in modo più ampio cosa faccio, per chi è il mio lavoro e come funziona un percorso con me e da lì, se senti che le frequenze coincidono, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita. Trenta minuti in cui ci sentiamo, mi racconti dove sei e capiamo insieme se ha senso fare un pezzo di strada insieme.

Senza vendite forzate, senza promesse. Solo una conversazione vera e amichevole.

Un abbraccio virtuale e…

…alla prossima!

Enrica